Museo Etnografico di Faeto
Sede dell'Archeoclub delle comunità francoprovenzali di Faeto e Celle di San Vito
Il centro Archeologico Etnografico di Faeto è stato inaugurato l'8 agosto 1988.
La nascita del Museo, però è legata al giorno della istituzione della locale sede dell'Archeoclub delle Comunità Francoprovenzali di Faeto e Celle San Vito, avvenuta due anni prima e voluta dall'insegnate Vincenzo Rubino.
La Casa del Capitano è ubicata nel centro storico di Faeto, all'epoca nel punto più alto del paese. Secondo una leggenda in esso abitava il capo dei briganti del luogo; viceversa, secondo la "storia" vi risiedeva la persona più altolocata, più gentilizia; il governatore del paese.
Tale edificio, con accesso da Vico Valentino, risale presumibilmente al XV secolo; esso mostra elementi storico-artistici di elevato interesse, tant'è che lo stesso, con decreto del 18.02.1969 del Ministero della P.I., è stato dichiarato "di interesse particolarmente importante". L'elemento di maggior rilievo è costituito dalla caratteristica "Bifora", che si affaccia su via Vittorio Emanuele. Gli elementi che la costituiscono quasi certamente provengono dai resti del Monastero del Santissimo Salvatore, a suo tempo ubicato nei pressi del bosco comunale.
Il museo etnografico terriroriale delle comunità franco-provenzali di Faeto e Celle San vito, uniche colonie linguistiche del genere esistenti nell'Italia centro-meridionale, rappresenta una raccolta di attrezzi di eccezionale interesse; essi venivano usati dalla nostra gente non solo per il lavoro dei campi ma anche per tante altre attività legate alla vita stessa del lavoro del contadino. Possiamo ben dire che il museo rappresenta oggi la testimonianza storico-culturale (usi, costumi, tradizioni popolari, ecc.) della civiltà prettamente contadina, pastorale ed artigianale della vita della nostra comunità. Un patrimonio, culturale, dunque, per al maggior parte sconosciuto ai più giovani. Dagli attrezzi specifici per la lavorazione e coltivazione della terra agli arnesi per la raccolta del fieno; dalle varie fasi della raccolta del grano all'allevamento del bestiame; dalla transumanza alla produzione e lavorazione dei formaggi; dalle varie forme di artigianato alla stessa vita domestica.
Nella prima sala della casa del Capitano, oltre agli attrezzi per la coltivazione della terra, fanno bella mostra di sé oggetti ed utensili di cucina e del focolare domestico; vari sistemi di illuminazione; attrezzature per la sfarinatura, preparazione e cottura del pane e della pasta fatta a mano; contenitori di ogni genere, pesi vari e misure d'altri tempi.
Nella seconda stanza sono stati raccolti tutti gli oggetti da trasporto; dalla barella alla slitta o "treggia" al calesse, ecc.
Nella terza stanza si possono ammirare tutti gli attrezzi utilizzati dai nostri artigiani.
Nell'ultimo locale è stata ricostruita una camera da letto tipica della tradizione locale.
A sua volta, ogni stanza è stata suddivisa in settori. In ogni settore è stata riportata una scheda la quale, oltre ad indicare la denominazione degli oggetti in lingua italiana e nell'idioma franco-provenzale, descrive anche il processo lavorativo e l'uso a cui essi servivano. Su ciascuna scheda, inoltre, è stato riportato il nominativo della persona che ha donato al museo l'oggetto o l'attrezzo.
Tratto dalla Guida al Museo Etnografico di Faeto a cura di Vincenzo Rubino.
Il Museo è ubicato in Via Vittorio Emanuele, 5